Formalità vs Informalità nelle traduzioni pubblicitarie e turistiche

traduzioni pubblicitarie
07Gen '18

Formalità vs Informalità nelle traduzioni pubblicitarie e turistiche

Le traduzioni pubblicitarie o turistiche generano da sempre una discussione relativa al prediligere un tono più o meno formale nel momento in cui viene tradotto un testo o messaggio da una lingua all’altra può variare a seconda di diversi fattori: l’audience per la quale il messaggio è stato pensato, la formalità insita nel messaggio originario che spesso ricalca anche il tono che si vorrebbe dare al messaggio tradotto e la formalità o meno delle due lingue e culture, quella di partenza così come quella di arrivo.

È però evidente che le traduzioni pubblicitarie o turistiche possono in alcuni casi comportare delle modifiche anche al tono, se formale o informale, del messaggio tradotto. Gli adattamenti linguistici propri della traduzione che mai lasciano un messaggio tradotto al 100% inalterato rispetto all’originale coinvolgono anche questa dimensione.

Considerato che alcuni settori professionali richiedano universalmente e per loro natura un linguaggio formale, come quello legale, medico o ingegneristico, gli ambiti in cui il problema si presenta in maniera più significativa sono, appunto, quello turistico e quello pubblicitario.

In ambito turistico siamo abituati a recepire messaggi tendenzialmente informali, volti a catturare il nostro interesse. L’interlocutore si riferisce a noi dandoci del ‘tu’, e tutto è disegnato per invogliarci a compiere una data azione come quella di visitare un sito, contattare un agenzia viaggi o tour operator per infine prenotare una vacanza.

In tale ambito, ciò che si vede non è tanto il brand quanto i servizi di un’agenzia, un tour operator,una struttura ricettiva o semplicemente, una meta.

Diverrà fondamentale per l’emittente del messaggio immedesimarsi nel consumatore e carpire le esperienze e sensazioni che questo vorrà vivere: un messaggio di questo tipo, nella nostra cultura, viene concepito prevalentemente come informale sebbene ogni cultura presenti delle discrepanze. Vendere una meta in Italia o Spagna può richiedere una comunicazione diversa rispetto a quella si aspetterebbero consumatori asiatici. Inoltre, dipendendo dal target – se giovani o cittadini senior – o dal tipo di struttura ricettiva, un messaggio potrebbe venire modellato in un modo piuttosto che in un altro.

Tale dimensione si presenta in alcuni casi anche nella traduzione pubblicitaria, dove l’audience o il brand di riferimento abbia carattere giovanile e prediliga un tipo di offerta diretta. Ciò che pesa molto in questo processo è la personalità e l’immagine della marca in qualsiasi intorno professionale: un caso tipico ci è dato dalla differenza tra Nike e Adidas. Due enormi concorrenti, tra loro alternative nella prospettiva di un potenziale consumatore, che però si differenziano in maniera marcata per la personalità dei loro brand. Adidas più serio e professionale, Nike più divertente e giocoso.

Al fine di non stravolgere l’identità del brand, una scelta comune è quella di mantenere il tono della formalità del messaggio e delle traduzioni pubblicitarie inalterato tra versione originale e versione tradotta. La presenza di queste dimensione intangibili fan si che l’utente, oltre a dover recepire un messaggio, debba anche rispecchiarsi in una marca che, essendo umanizzata, presenta tratti e brandelli di personalità la quale il più delle volte conserva le sue sembianze originarie.

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